If I could start again

Hurt, Nine Inch Nails

Tu come fai a ricordare da che parte bisogna girare per svitare una vite? Devo girare a destra o sinistra?

Non riesco a capire chi mi stia ponendo questa domanda, ma so che è formulata nel modo sbagliato perché riferirsi alla “destra” o alla “sinistra” è un po’ come dire “su” o “giù” in geografia. In geografia non esistono direzioni soggettive che possano mutare in base alla posizione del soggetto, ma esistono indicazioni oggettive. Il Nord è tale per tutti e a prescindere. Una necessaria convenzione che supera i limiti della percezione e del personale. Convenzione analoga a quella che ci permette di misurare il tempo. Anni, mesi, settimane, giorni, ore, minuti e secondi sono necessariamente uguali per tutti poiché la percezione soggettiva che abbiamo del tempo è troppo mutabile. Il tempo può estendersi, dilatarsi o comprimersi. Può anche fermarsi. Con l’avanzare dell’età mi sono accorta, per esempio, di quanto io mi faccia sorprendere ogni volta dall’arrivo dell’Inverno. E mi ritrovo sempre a canticchiare “No Future” dei Franti, al mattino, nel contemplare il termometro sotto zero e il ghiaccio che fa scintillare ogni sasso, foglia o i binari del treno.  Un altro inverno per combattere. Un inverno da sconfiggere come se vivessimo ancora in un’epoca senza giacca a vento e leggins in micropile. 

Vedo l’orologio della stazione. Lo vedo distintamente ora. Quel grande orologio dimenticato in favore dei tabelloni che indicano gli immancabili, infiniti, ritardi. E quei minuti derubati, al gelo o nell’afa ma comunque nel disagio ad aspettare di salire sulla mia carrozza per andare in ufficio… quando ancora lavoravo. E il mio sguardo che rimbalzava dal tabellone digitale all’orologio in cerca di conferme sul fatto che il tempo non si fosse fermato, lì, sulla linea gialla della stazione ferroviaria di Lichene. Ed è proprio alla direzione delle lancette di un orologio, come quello della stazione, che associo il senso corretto per avvitare o svitare una vite. Una vite può essere svitata girando un cacciavite in senso antiorario. Ed è come, in effetti, tornare indietro nel tempo e avere l’opportunità di posizionare quell’elemento secondo una delle infinite possibilità ma con la consapevolezza di quel buco errato. Una cicatrice che faccia da monito e ci indichi quale, tra queste imperscrutabili variabili, non andrebbe ritentata e non cadere così nella recidività tipica dei testardi e degli autosabotatori.

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