Mi han detto che chi lotta no non muore mai
ma loro ti hanno uccisa e no non tornerai.
Mi han detto che chi lotta no non muore mai
in quell’ultimo tuo bacio, per sempre resterai.

Quando @zanna.nwr mi ha raccontato la storia di Gabriella Degli Esposti, partigiana di Castelfranco uccisa dai fascisti, mi sono interrogata senza trovare risposte sulla misura reale delle nostre azioni, le nostre scelte, senza quella lente che rende tutto terribile o eroico che è la Storia.

Lo sapeva Gabriella di essere un’eroina? E sua figlia? Come ha accolto il sacrificio della madre nel momento in cui le è stata portata via quella che, in fondo, era “solo” la sua mamma? E quanto doveva essere forte l’amore per la libertà e l’odio per il regime di quella donna – una partigiana di provincia – disposta a morire pur di non tradire chi lottava al suo fianco?

“Gabriella non parla” è una canzone dei @nowhiterag in cui c’è dentro un mondo intero e un minuscolo pezzettino di me.

Il 13 dicembre 1944, a Castelfranco Emilia (Modena), un commando delle SS, su indicazione dei fascisti locali, avvia un rastrellamento per la ricerca di partigiani nel comune di Castelfranco Emilia (un paese tra Modena e Bologna). I tedeschi arrivano in via Larga alla casa di Bruno Reverberi e di Gabriella Degli Esposti, base logistica partigiana della “Quarta Zona”. Bruno, da qualche settimana, è partito per unirsi alla resistenza partigiana in montagna. I tedeschi, non trovandolo, devastano la casa, picchiano Gabriella sotto gli occhi delle due figlie, Lalla e Savina. Nonostante Gabriella sia incinta di 6 mesi, i nazisti la arrestano e la portano via. La piccola Savina, in lacrime, urla alla madre: “Cosa devo fare, mamma?” Gabriella le risponde: “Non ti preoccupare, penso a tutto io” e le manda un bacio con la mano. È l’ultima volta che la figlia vede la madre. Gabriella degli Esposti fu torturata per 5 giorni con lo scopo di indicare alle SS altre persone e famiglie coinvolte nella lotta partigiana. Gabriella non parla, salvando la vita a molte persone. Nell’ammasso canapa di Castelfranco Emilia in quei giorni le urla erano forti e in paese le sentirono in molti. Le furono cavati gli occhi, esportati i seni e tagliato il ventre con dentro il bambino. In fin di vita, il 17 dicembre 1944, assieme ad altre 9 persone, fu portata sul greto del fiume Panaro a San Cesario sul Panaro e fu uccisa con un ultimo colpo alla nuca. I corpi furono trovati un mese dopo, nascosti dalla neve. Questa canzone non è solo una storia partigiana di una donna che lottò contro la barbarie nazifascista, è anche la storia di una bambina che si vide strappata in pochi minuti la sua mamma e non la vide mai più. Ho avuto la fortuna e l’onore di incontrare quella bambina, che ora ha 94 anni ed è l’unica testimone di quelle giornate: Savina Reverberi. Mi ha accolto a casa sua e ha avuto la pazienza e la gentilezza di raccontarmi di sua madre e di suo padre, della sua vita e della sua lotta per ottenere una giustizia che non arrivò mai: Johannes Karl Schiffmann tenente SS,, responsabile dell’eccidio di San Cesario del 17 Dicembre 1944, morì poco prima di andare a processo nel 2003, quasi 60 anni dopo i crimini commessi. Il tempo non ha scalfito l’amore di Savina per la madre, né ha diminuito la sua rabbia contro le ingiustizie. Intravedo ancora nei suoi occhi tutta la malinconia di chi ha vissuto la guerra e non la vuole rivedere. Le sue parole e i suoi racconti sono lucidi, sono vivi e devono servire a tramandare lo spirito antifascista che ha forgiato questa terra. Quando uccisero sua madre, Savina aveva solo 12 anni, ma già aveva capito che il fascismo e l’oppressione andavano combattuti e che la solidarietà era un valore imprescindibile. Lo aveva capito quando aveva visto il padre perseguitato e pestato dalle camicie nere, quando aveva visto la madre fondare la prima lega delle donne e organizzare manifestazioni per ottenere più pane in tempo di miseria, lo aveva capito quando il padre organizzò la distribuzione del grano alla popolazione dopo l’armnistizio del 3 Settembre 1943, oppure quando aveva accompagnato la madre a seminare chiodi sulla strada che percorrevano i camion delle SS, lo aveva imparato quando nascondevano la stampa clandestina nella canna della bicicletta o quando accoglievano le famiglie sfollate dai bombardamenti degli alleati. Il maresciallo dei carabinieri Silvestro Cau, in tempo di democrazia, perseguitò per anni la famiglia Reverberi e i partigiani emiliani, fino all’arresto di Bruno per presunti crimini politici durante la guerra. Savina si trovò quindi di nuovo sola e visse sulla propria pelle la perseguitazione politica dei partigiani del primo dopoguerra, una storia italiana quasi dimenticata. I NWR pagano tributo al coraggio di una donna, di una madre, di una partigiana e al coraggio di una terra che in un periodo buio riuscì a ribellarsi all’orrore del nazifascismo con coraggio e determinazione. Onore a Savina Reverberi. Onore a Gabriella Degli Esposti. Onore alla lotta partigiana.

Zanna // NoWhiteRag – 17 dicembre 2025

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Gabriella non parla

Il vento di dicembre correva lungo il fiume
e accarezzava i tuoi capelli e le tue paure.
Un colpo alla nuca, dieci corpi a terra,
senza testimoni, un privilegio della guerra.

Quel vento non si ferma, madre non temere
che toccherà ai nazisti e alle camicie nere.

Mi han detto che chi lotta no non muore mai
ma loro ti hanno uccisa e no non tornerai.
Mi han detto che chi lotta no non muore mai
in quell’ultimo tuo bacio, per sempre resterai.

Quel giorno se ci penso, quanta malinconia,
con odio e con violenza ti portarono via.
E quando io ti urlai “Cosa devo fare?”
Mi hai mandato un bacio: “Non ti preoccupare!”.

Quel vento non si ferma, madre non temere
che toccherà ai nazisti e alle camicie nere.

Mi han detto che chi lotta no non muore mai
ma loro ti hanno uccisa e no non tornerai.
Mi han detto che chi lotta no non muore mai
in quell’ultimo tuo bacio, per sempre resterai.

Gabriella degli Esposti, donna, madre e partigiana,
dopo anni di sabotaggi e lotte clandestine
viene catturata, torturata e mutilata
ma Gabriella non parla, nemmeno una parola.
Nonostante tutto quello che aveva da perdere:
una creatura in grembo, una vita davanti,
lei aveva scelto da tempo da che parte stare,
con il coraggio di chi ha a cuore la libertà
e con la determinazione di chi odia l’odio.

Mi han detto che chi lotta no non muore mai
ma loro ti hanno uccisa e no non tornerai.
Mi han detto che chi lotta no non muore mai
in quell’ultimo tuo bacio, per sempre resterai.
A tutte le minacce Balella non si piega,
non parla e non teme la fame e la galera.
Negli occhi custodisce la rabbia proletaria,
un fuoco che si accende, la lotta partigiana.

credits

released December 17, 2025
+++ Credits +++

Registrato e mixato da Grug al SON HOUSE STUDIO
Mastering: Brad Boatright at AUDIOSIEGE STUDIO
2nd Verse’s Voice by Valeria Disagio

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