
Il presentatore si prepara al suo esordio. Sebbene le puntate vengano registrate simulando la diretta, dovrà comunque affrontare il pubblico in sala, pagante e abituato alle cerimonie e alla complicità con il suo predecessore. Il vecchio conduttore ha lasciato la rete, passando a un’emittente privata quando il vento ha cominciato a fischiare da Ponente a Levante.
Alba, la concorrente, guarda gliIgnoti davanti a sé. Ha visto molte puntate della trasmissione e crede di poter vincere, svelando le identità nascoste, perché ha messo a punto un metodo.
Individuare il pattern. Svelare lo schema secondo il quale ogni cosa trova (o non trova) un senso nel cosmo e comprendere quelle regole che rendono invisibili gli ingranaggi ed espellono le anomalie. Come prima cosa, non bisogna pensare ai concorrenti del gioco come individui “finiti”, ma è necessario immaginarli come elementi. Come cocci di un vaso rotto che il caos riorganizza secondo le leggi della natura, e poi osservare quel disegno con uno sguardo nuovo, libero e privo da quelle lenti unte e impolverate che la morchia del detrimento rende miope. Individuare lo schema, senza scordare che l’insieme è ben diverso dalla somma degli elementi. Il principio dell’entropia che incontra le teorie della Gestalt e trasforma i corpi, gli individui, in pattern sociali e superfici in cui specchiarsi per riconoscersi o distinguersi.
